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ALASKA

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Regia: Claudio Cupellini. Sceneggiatura: C. Cupellini, Filippo Gravino, Guido Iuculano. Fotografia: Gergely Pohàrnok. Musica: Pasquale Catalano. Interpreti: Elio Germano, Astrid Berges-Frisbey, Valerio Binasco, Marco D’Amore, Elena Radonicich, Roschdy Zem, Paolo Pierobon, Pino Colizzi, Antoine Oppenheim. Italia 2015; colore; 125 min.

Siamo a Parigi. Lei è Nadine, Astrid Berges-Frisbey dalla commovente bellezza, arriva dalla provincia per sostenere senza troppa convinzione un provino da modella. Lui è italiano, si chiama Fausto, Elio Germano bravo come sempre, lavora in un grande albergo, vive o sopravvive alla giornata e spera un giorno di fare carriera. Ognuno coi suoi sogni non sa cosa il destino gli riserva. La felicità non può attendere ma non di certo è dietro l’angolo. E allora tutto diventa possibile. L’amore, la passione, la perdita, il ritrovarsi, il dolore, l’incoscienza, la sofferenza, il delirio. Il futuro. Ne passeranno di ostacoli prima che il cerchio in qualche modo si chiuda. Cupellini, che firma (con Stefano Sollima e Francesca Comencini) la fortunata serie tivù Gomorra, torna al cinema sul grande schermo dopo il convincente Una vita tranquilla. Coprodotto con la Francia, Alaska si può definire “una tormentata ed epica storia d’amore fra due giovani senza radici”. Nadine e Fausto inseguono più che una vera felicità una certa idea di felicità. Il che diventa un eccesso, una continua rincorsa, un’ambizione senza limiti, un’indigestione di successi senza mai scendere a compromessi. “La loro storia – dice Cupellini – è una specie di bilancia oscillante, col peso che sale da una parte o dall’altra ma non trova mai l’equilibrio: mentre a uno le cose vanno bene, l’altro va in rovina”. Irrequieti, sradicati, fragili, Nadine e Fausto elaborano le loro strategie di sopravvivenza. Fra Parigi e Milano le strade si intrecciano e il crocevia di Alaska, già nel nome, indica sterminate distese dove perdere l’orientamento è solo una questione di (s)vista.