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BARBIERI D’ITALIA

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Regia, soggetto, sceneggiatura: Francesco Ranieri Martinotti. Fotografia: Filippo Menichetti, Antonio Iodice. Musica: Puccio Pucci. Italia 2015; colore; 60 min.

Non è ostentata la mitologia che avvolge, fra sbuffi di profumo, borotalchi, pennelli, forbici, rasoi e soffici panni, il mestiere del barbiere. Mestiere antico, tipico della nostra tradizione, fatto di gesti apparentemente semplici e di relazioni umane. Una volta i barbieri, i saloni come si dice al Sud, chiudevano di lunedì e stavano aperti la domenica. Era come andare a messa. E confessarsi. Il rito laico del gossip (politica, donne, sport) con le figurine delle donnine spinte che nei dì di festa sapevano di cipria. Un mestiere che in fondo, pur nella accelerazione dei tempi che distorce la compiutezza delle cose, racconta attraverso se stesso e i suoi protagonisti, l’Italia di oggi. I barbieri parlano allo specchio, guardano lo schermo della vita che ci passa davanti, riflettono l’esperienza accumulata nel corso degli anni mentre i più giovani innovano le linee e il gusto della società ma rimandano sempre alle stesse formalità. Una questione di sfumature. Martinotti si è preso la briga di andarli a cercare. Lungo lo stivale. I ritratti che scaturiscono sono scatti di umanità e artigianalità. Inedita e consapevole. “L’idea – spiega Martinotti - è nata dall’esigenza di raccontare un mestiere tipico italiano che, solo apparentemente, sta scomparendo. Invece non è così, al contrario sta vivendo una nuova vitalità. Abbiamo girato 50 ore di filmati, attraversando l’Italia da Nord a Sud, fermandoci a Torino, Cremona, Firenze, Roma, Napoli e Capri. Ovunque abbiamo trovato realtà davvero sorprendenti, segnali di una ripresa di unvecchio mestiere riscoperto con successo da giovani che vi si dedicano con sempre maggior interesse”. Il viaggio in Italia di Martinotti è un profilo di verità, di contraddizioni, di emergenze, di non solo piccole imprese meridionali, di botteghe che creano “forza lavoro” in un paese che resiste ma che di lavoro manca, un’anima bella che emerge, una inventiva che cresce. Perché di barbieri in Italia ce n’è tanti. Di tutti i tipi (ci scoprirete anche la prima “barbiera” per soli uomini). E per tutti i gusti. E per tutti i tagli. Se vogliamo è anche una questione di “genere”. Oltre il “genere”.E poi al barbiere ci si affida. Deve essere una persona di fiducia. Un uomo da rispettare. Il cinema italo americano in fondo c’ha fatto fortuna.