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LA LEGGE DEL MERCATO

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La loi du marché

Regia: Stéphane Brizé. Sceneggiatura: S. Brizé, Oliver Gorce. Fotografia: Eric Dumont. Interpreti: Vincent Lindon, Karine de Mirbeck, Matthieu Schaller, Xavier Mathieu, Yves Ory. Francia 2015; colore; 95 min.

Stéphane Brizé è autore molto stimato in Francia (nel 2010 ha vinto il César per la sceneggiatura di Mademoiselle Chambon) ma poco conosciuto in Italia dove praticamente nessuno dei film che ha diretto o interpretato ha avuto una distribuzione. A rompere la clausura ci pensa ora questa Legge del mercato (il suo sesto lungometraggio), scritto insieme al collaudato Olivier Gorce, che si interroga sulla deriva neoliberista della società europea e sulla ferocia del capitalismo contemporaneo, un po’ alla maniera di Ken Loach e dei fratelli Dardenne. Il protagonista Thierry (un dimesso quanto credibile Vincent Lindon, Palma d’oro come miglior attore protagonista all’ultimo Festival di Cannes) ha 51 anni, una moglie, un figlio disabile, un mutuo da pagare, 500 euro al mese di sussidio. Ha perso il lavoro dopo 25 anni perché l’azienda ha deciso di “delocalizzare” l’attività. Riciclarsi? E come? Non saranno certo i corsi di formazione e aggiornamento professionale a schiarire l’orizzonte occupazionale. Frustrato, demotivato, demoralizzato Thierry è una pedina piccolissima in balia del “nuovo mondo” del lavoro, un mondo spietato di banche centrali e fondi monetari, senza più regole, tutele e garanzie. Finché un giorno viene assunto come addetto alla sicurezza in un supermercato. Deve controllare che nessuno faccia il furbo. In altri termini che rubi. Ma decidere “che fare”, sistemare la faccenda in “camera caritatis” o denunciare il “colpevole” e chiamare la polizia, non sarà facile. Perché forse non ci sono solo le regole del ruolo che la divisa che indossi ti impone. C’è dietro ogni piccola storia personale (che siano i clienti o gli stessi colleghi gli autori dei furti, non per vizio ma per necessità) un quadro più generale di crisi economica, disagio, precarietà, disperazione. La questione (il dilemma) è anche morale. “Per prepararmi bene al ruolo – racconta Lindon, anche partecipe alla produzione del film – ho lavorato con gli addetti al controllo, un mestiere terribile. Ho visto persone anziane rubare cose da pochi euro, è stata un’esperienza straziante”. Basso budget, troupe ridotta, tre settimane di riprese, semplice e rigoroso, dialoghi essenziali, niente musica, La legge del mercato (distribuito anche col titolo A simple man) ruota attorno al protagonista, perno di una condizione umana sempre più diffusa e drammatica, unico volto (cinematograficamente) noto fra tante facce prese dalla strada, persone che nella vita di tutti i giorni hanno le stesse mansioni che interpretano sullo schermo, come a sottolineare quel senso acuto di “cinema verità” che il film emana e contiene.