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WAX - WE ARE THE X

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WAX - WE ARE THE X


Regia: Lorenzo Corvino. Interpreti: Gwendolyn Gourvenec, Jacopo Maria Bicocchi, Davide Paganini, Rutger Hauer, Andrea Sartoretti. Italia 2016; colore; 103 minuti.


Storie e controstorie nel paese che non è un paese per giovani. Due precari dell’audiovisivo, una produzione fantasma che promette compensi altrettanto volatili, uno spot pubblicitario da girare in Costa Azzurra, una ragazza francese che si occuperà del casting e delle relazioni in loco. Inizia così un road movie picaresco che riassume la precarietà di molti giovani d’oggi ansiosi di diventare filmmaker, che qualcuno ha definito coerentemente il primo “selfie movie”. Diario di un viaggio alla deriva, senza certezza nel futuro, che diventa anche il resoconto di un ménage à trois molto cinematografico per citazioni e attraversamenti. Lorenzo Corvino si cimenta nel suo primo lungometraggio, dopo una lunga esperienza come autore di corti, assistente alla produzione e alla regia, e autore di making of, sfoderando l’ardore dell’originalità, la forza della competenza, l’intraprendenza grammaticale, l’abilità tecnica. Scrive Boris Sollazzo su Ciak: “Wax è thriller, è melò sentimentale (e senza i sensi di colpa di Truffaut, Bertolucci o Cuaron), è urlo di rabbia, ribellione e denuncia generazionale, è romanzo di formazione, è un’opera d’autore e pop che tra smartphone e jump cut riassume in sé le visioni sghembe del cinema moderno. E’ gran cinema. E’ sexy, è politico, è brillante, è emozionante. Qui non ci sono vittimismi, vittime o assassini. Ma colpevoli invisibili e innocenti cui il destino serve carte beffarde fino alla mano giusta”. L’idea è quella di girare l’intera storia con gli smartphone, come se fosse narrata in soggettiva dai tre protagonisti. La frammentarietà del linguaggio è speculare alle vite smembrate di quelli che in alcuni Paesi sono stati ribattezzati i “sacrificabili”. In questo senso la bulimia cinematografica di Corvino è un buon esempio di forma che aderisce al contenuto, e una cartina di tornasole di quella sindrome da carpe diem che anima molti trentenni di oggi.