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IL CAMMINO DELLA SPERANZA

Regia di Pietro Germi. Soggetto e sceneggiatura: Federico Fellini, Pietro Germi, Tullio Pinelli, Nino Di Maria. Fotografia: Leonida Barboni. Montaggio: Rolando Benedetti. Musica: Carlo Rustichelli. Scenografia: Luigi Ricci. Interpreti: Raf Vallone, Elena Varzi, Saro Urzì, Francesco Navarra. Italia 1950, b/n, 101’.

La speranza sono i soldi, il lavoro, una vita dignitosa, non con le pezze al culo e facendo la fame.
Di là dalle Alpi sembra facile. “Hanno bisogno di manodopera in Francia. Una famiglia mettiamo di quattro persone, due grandi e due bambini, i suoi 3500 franchi al giorno, che sarebbero quasi 5mila lire, li mette insieme come niente, lavori facili nelle usine che sarebbero le fabbriche, incartare caramelle, piegare le scatole di cartone, lavori facili pagati bene”. Meglio provarci. Tanto che s’ha da perdere. L’odissea di un gruppo di siciliani che dopo la chiusura della zolfatara cercano fortuna al Nord. E dopo una lunga serie di peripezie (respingimenti, denunce) passano clandestinamente il confine con la Francia. Il cammino è una cometa che non si accende. Germi costruisce un’opera corale, un coro tragico e una processione di anime, una ballata popolare densa di melodramma e folclore, sincera e vigorosa, una dolorosa rappresentazione della miseria e dello sfruttamento umano. Con l’occhio attento al grande cinema americano. Sceneggiato con Fellini e Pinelli dal romanzo “Cuori negli abissi” di Nino Di Maria, ebbe problemi con la censura, si guadagnò l’Orso d’argento a Berlino e si incornicia come una sorta di manifesto della disoccupazione italiana postbellica.