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LA GIUSTA DISTANZA

Regia di Carlo Mazzacurati. Soggetto: Doriana Leondeff, Carlo Mazzacurati. Sceneggiatura: Doriana Leondeff, Carlo Mazzacurati, Marco Pettenello, Claudia Piersanti. Fotografia: Luca Bigazzi. Montaggio: Paolo Cottignola. Musica: Tin Hat. Scenografia: Giancarlo Basili. Costumi: Francesca Sartori. Interpreti: Giovanni Capovilla, Ahmed Hafiene, Valentina Lodovini, Giuseppe Battiston. Italia 2007, col., 106’.

Un paesino alle foci del Po. Un altro mondo. Un’altra Italia. Paesaggi usciti da un romanzo metafisico e da un filare di nebbie. Ci abitano Hassan e Mara. Lui è un meccanico tunisino che si è conquistato rispetto con anni di onesto lavoro, lei una maestra che una eterna supplenza ha portato lì in attesa di partire per il Brasile con un progetto di cooperazione. E poi c’è un piccolo giornalista che alla fine fa trionfare la giustizia contro i Golia del caso. Nasce un intrigante e sottile scacchiere di sguardi impuri, fessure dove gettare gli occhi, pedinamento, campi e controcampi che non dicono quello che sembra. Mazzacurati racconta ancora una volta la provincia del profondo Nord dentro un involucro che ha il sapore del giallo, con le atmosfere e i non detti, le sospensioni e le deviazioni, i movimenti tipici del suo cinema. Il regista tratteggia questo spazio chiuso e insidioso fra compromessi e mezze verità, nella volteggiante e aerea bellezza della natura (forse e ancora) incontaminata, con la dolente consapevolezza che il gioco non è più delle parti. Ci sono falsi indizi e le movenze dei corpi allacciano lo spaesamento nella realtà di una recherche che ha il sapore delle vecchie inchieste, quelle di una volta che al cinema fanno grande la volontà, la perizia e la costanza, ma soprattutto l’intuito, del “commissario”.