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LA RAGAZZA IN VETRINA

 

Regia di Luciano Emmer. Soggetto: Luciano Emmer, Emanuele Cassuto, Rodolfo Sonego. Sceneggiatura: Luciano Emmer, Vinicio Marinucci, Luciano Martino, Pier Paolo Pasolini. Fotografia: Otello Martelli, Arturo Zavattini.Montaggio: Emma Le Chanois, Jolanda Benvenuti. Musica: Roman Vlad. Scenografia: Alexandre Hinkis. Interpreti:Lino Ventura, Marina Vlady, Magali Noel, Bernard Fresson. Italia 1960, b/n., 92’.

La manodopera italiana all’estero. I disoccupati del sud e non solo, che lasciano casa terra famiglia in cerca di lavoro. Italiani brava gente di emigranti. Così eravamo. Non l’esodo “leggendario” di inizio Novecento ma quello più subdolo e mascherato (complice il governo di Roma) del dopoguerra. Lavoro per tutti e benessere assicurato nelle miniere del Belgio. In cambio carbone gratis all’Italia per rimettere in moto l’economia. Fino alla tragedia di Marcinelle. Dal lavoro in miniera, inferno visionario e bruciante, nella tentacolare Amsterdam notturna, un weekend per dimenticare la paura oscura del pozzo, le ragazze in vetrina come fate di un altro mondo, angeli piovuti dal cielo di cui innamorarsi. Per i nostri due minatori, in gita e distrazione, l’impatto è insostenibile. Se non cadere inermi nella trappola del sentimento. Emmer non fa la morale e lascia il finale aperto. I tempi della censura in Italia erano allora da pura inquisizione. L’accanimento contro il film fu feroce. Ritardandone l’uscita di un anno, eliminando intere sequenze e vietandone la visione ai minori di sedici anni, nonostante i tagli, le modifiche dei dialoghi e la diffusa tenerezza malinconica della sedicente rappresentazione scandalosa: l’uomo italiano, lavoratore sposo padre, casa chiesa famiglia, che si innamora di una prostituta. Intollerabile. Per Emmer fu un duro colpo. Pagato con un silenzio trentennale.