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LA VERITA' STA IN CIELO

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Spazio Alfieri, lunedì 13 novembre ore 21.30

Regia: Roberto Faenza. Sceneggiatura: R. Faenza, Pier Giuseppe Murgia, Raffaella Notarile Fotografia: Maurizio Calvesi. Musica: Teho Teardo. Interpreti: Riccardo Scamarcio, Maya Sansa, Greta Scarano, Valentina Lodovini, Shel Shapiro, Luciano Roffi, Tommaso Lazotti, Alessandro Bertolucci. Italia 2016; colore; 95 minuti.

Una giornalista di una tv inglese di origini italiane viene spedita a Roma per tornare ad aprire il “cold case” Orlandi dopo che le immagini degli arresti di “Mafia Capitale” hanno fatto il giro del mondo. La donna verrà aiutata da un’altra giornalista italiana, inviata di un noto programma televisivo, che ha appena registrato le confessioni di Sabrina Minardi, la ex fidanzata del boss anni ottanta Enrico De Pedis detto “Renatino”. La reporter inglese scava in 33 anni di indizi, piste, prove e controprove, che rivelerebbero il coinvolgimento del noto criminale, poi freddato nel 1990 dai suoi ex alleati della Magliana e con il beneplacito dei servizi, nel rapimento della Orlandi. De Pedis sarà sepolto nella Basilica di Sant’Apollinare nel cuore di Roma proprio accanto alla scuola di musica dove venne rapita la ragazzina il 22 luglio 1983. La Minardi si decide a raccontare quanto afferma di sapere sul sequestro della ragazza, tra il percorso delle indagini, ipotesi, poteri forti e marci, depistaggi e omertà che si aggrovigliano. Ma dove si nasconde la verità? “Manca solo un metro da percorrere per arrivare alla verità – spiega Faenza - non so se ci arriveremo, ma con il mio film sollecito a compiere quest’ultimo sforzo per raccontare finalmente alla famiglia e all’Italia cosa è successo davvero a Emanuela Orlandi. Il titolo è tratto da una frase che papa Bergoglio ha detto all’orecchio del fratello di Emanuela, Pietro (che appare brevemente nei panni di se stesso nel film, ndr): ‘Lei è in cielo’. Solo che io penso che la verità stia qui in terra. E con l’ultima sequenza del film pongo all’attenzione un’ipotesi che potrebbe diventare anche un assist per il giornalismo investigativo”. Quasi un thriller poliziesco, sulle tracce di Copkiller, uno dei migliori film del regista, mentre il lavoro sull’archivio sembra rimandare a Forza Italia (vedi le immagini di repertorio di Papa Wojtyla). Cinema civile e coraggioso che Faenza attraversa con la maturità del maestro e la consapevolezza di quello che vuole raccontare. Una materia che ancora scotta sotto la polvere depositata in 33 anni di indagini, omertà, silenzi. La testimonianza di Scamarcio è rivelatrice, persino agghiacciante: “In Via del Pellegrino dove venne ucciso De Pedis nessuno voleva che girassimo la scena dell’omicidio perché ‘erano tutti amici suoi’; ma la cosa davvero incredibile è quando abbiamo girato la scena del rapimento di Emanuela davanti a quella che era la sua scuola e che ora è un ente ecclesiastico. Due tizi ci sono venuti incontro con la pistola impedendoci di girare. Dire che sono rimasto sbalordito non rende l’idea”.

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